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Tutti conoscete ARABERARA, il giornale che riporta le cronache della val Seriana e delle valli e località limitrofe (mi perdoni la Direzione per la descrizione scarna).
Leggendo l'ultimo numero sono rimasto colpito da quanto sembra stia accadendo in val di Scalve. Parrebbe che due comuni siano intenzionati a chiedere un rimborso a ITALGEN - gruppo Italcementi - per prelievi d'acqua oltre il consentito, effettuati con i propri impianti sul torrente Dezzo. Se comprendo bene, tutto nasce dalle rimostranze dei pescatori Scalvini alla Comunità Montana competente, a seguito di ripetuti episodi di secca totale documentati fotograficamente.
La Comunità Montana si interessa, anche perchè le concessioni di ITALGEN sono in rinnovo, e si apprende che, secondo quanto riportato nell'intervista al Presidente Franco Belinghieri, la domanda di rinnovo prevede il potenziamento dell'impianto con la sostituzione di una condotta che da 2,5 porterebbe a 3lt./sec. il prelievo di acqua. Il fatto è che il vecchio tubo, dice Belinghieri, HA GIA' UNA PORTATA DI 3lt./sec.!!
Ecco quindi che si ipotizza la solita furbata all'italiana: approfitto del rinnovo della concessione per mettermi in regola, prima che si scopra che qualcosa non va. Ma ITALGEN ha fatto i conti senza l'oste: sembra che i comuni di Azzone e Colere, messi al corrente dell'accaduto, abbiano deciso di chiedere un risarcimento per tutta l'acqua che sarebbe stata prelevata in più per decenni. Resta da capire come si possa autorizzare "bonariamente" la captazione di acqua per quantitativi che, a leggere le dichiarazioni riportate, non si sa neppure quali siano realmente. Resta da capire se esistono delle responsabilità, quali sono, a chi sono imputabili ma, sopratutto, quale sarà il destino del fiume alla luce delle nuove disposizioni sul D.M.V.

Se le cose stanno nei termini sopra esposti, voglio lanciare un appello ai comuni lungo l'asta del Serio, anche se temo resterà inascoltato. Prendete esempio da Azzone e Colere! Non svendete, non regalate il vostro territorio per qualche chilovattora di corrente. La risorsa fiume, se ben interpretata e sfruttata, può restituire molto più di qualche migliaio di euro di energia. Veder ricomparire l'acqua nei vostri comprensori potrebbe voler dire nuove e diverse opportunità di sviluppo, mai pensate prima e che oggi, in un contesto di delocalizzazione quasi selvaggia, andrebbero forse anche a mitigare le problematiche legate alle opportunità di lavoro in valle e non solo.

 

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