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In una provincia della Lombardia, scorre ancora un fiume al quale l'uomo e il destino avevano assegnato un nome impegnativo: Serio. No, attenzione, Serio non è un aggettivo, ma proprio il nome del fiume che, a dispetto di come quello stesso nome lo dipingeva, di serio aveva ormai ben poco.

Esso era infatti ormai sfibrato da una lunga guerra che pareva non voler mai finire. Era malconcio,i nemici lo avevano stancato poco alla volta, ferendolo come si fa col toro alla corrida, facendolo arrabbiare e provocando quegli scatti d'ira - le piene - che ogni volta venivano sfruttate per giustificare nuovi interventi, nuove incursioni che dovevano fiaccarne lo spirito.
Così fu per anni, ed ancora ai giorni nostri.
Quella che voglio raccontarvi è la storia di una delle ultime battaglie perse dal fiume solo poco tempo addietro.

C'era una volta una bella isoletta ancora verde, miracolosamente sopravvissuta  ai draghi cattivi mangiatori di sassi e alberi, ma anche ai giganti buoni, costruttori di Parchi e protettori dell'Ambiente.  
 
Questi draghi erano degli strani animali. Su tutti i libri di fiabe c'è scritto che emettono lingue di fuoco e bruciano con esse qualunque cosa gli capiti a tiro. Si nutrono di carne umana, sono ferocissimi e lanciano terribili grida. E poi Volano!
Quelli che avevano colonizzato le rive del fiume erano invece completamente diversi: incapaci di volare, con un lungo collo sul quale appoggiava una testa che portava una bocca dalla dentatura impressionante. La loro dieta era fatta di sassi e non di umani. E non sputavano fuoco, anche perchè mangiando i sassi del fiume erano continuamente a contatto con l'acqua che il fuoco lo avrebbe spento. L'altra cosa strana era che il loro stomaco era separato dal resto del corpo. Essi mangiavano i sassi e lo stomaco nel quale venivano digeriti...se ne andava a triturarli e sminuzzarli, a fare il chilo insomma, da un'altra parte.

Venne un brutto giorno in cui  una famiglia di questi draghi decise che il territorio dove fino ad allora aveva vissuto si era ormai esaurito. Cominciarono a cercare un altro posto dove stabilirsi e giunsero appena a valle di un ponte dove il fiume, spesso di un colore blu scuro, direi indaco - ma questa è un'altra favola - , si raccoglieva in una profonda lama per poi scivolare lungo una briglia in cemento, residuo di precedenti battaglie.
A valle della briglia stava un'isoletta che dava rifugio ad un piccolo mondo fatto di uccelli, insetti ed altri animali i quali in quei pochi metri quadrati avevano deciso di trascorrere la loro vita. Germani, merli acquaioli, passeri comuni, avevano deciso che quella era la loro casa. Il fiume la rispettava questa casa, e le consentiva anche di sminuire la sua rabbia quando nei sussulti di orgoglio, faceva vedere che era ancora in grado di combattere. Le consentiva di deviare e rallentare le sue acque senza per altro sommergerla completamente.
Ebbene i draghi, alla vista di tutto quel ben di Dio, decisero di stabilirsi anche loro sull'isola. Il problema è che, a causa della loro voracità, nel giro di poco tempo triturarono, estirparono, scavarono, spianarono a tal punto che l'isola sparì. E con l'isola sparirono le colonie di animali e gli alberi, insomma sparì un pezzo di fiume. Un altro.

I germani dovettero spostarsi, gli alberi furono trangugiati, le pietre e i sassi digeriti alla solita maniera. E con l'isola se ne andò quel piccolo mondo che al suo interno, ma anche nelle acque prospicenti le sue rive, viveva. Senza che neppure i giganti buoni protettori dell'ambiente e dei parchi, potessero tentare di far scudo col proprio corpo e fermare l'azione delle belve.
Dell'isola rimase solo un piccolo muraglione. Con rabbia tardiva il fiume si vendicò dell'affronto subìto demolendolo alla prima piena. Ma senza soddisfazione: l'isola non c'era più.

Ora i draghi se ne sono andati. Sono ancora in cerca di cibo e continuano a girare intorno al corpo malandato del fiume, in attesa di poterne staccare ancora qualche brandello, come fanno gli avvoltoi con le carogne degli animali.
C'è chi dice che siano scesi a mordere poco più a valle. Se le favole finiscono sempre bene, speriamo che stavolta i giganti buoni diano un sacco di mazzate ai draghi, altrimenti dovremo ricrederci e spiegare ai nostri figli, ai nostri nipotini, che non è vero che i buoni e il bene vincono sempre. Neppure nelle fiabe.

 

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